Dodecaneso & Coo.

Da bambini, studiando geografia, ci si ritrovava a dover imparare nomi complessi, inspiegabili, difficilmente pronunciabili: Peloponneso, Azerbaijan; poi lei, l’indimenticabile barbabietola da zucchero, coltivata in ogni dove; Dodecaneso.

Dodecaneso, ti dicevano, significa letteralmente “dodici isole” e con questa informazione hai affrontato infanzia e adolescenza. Da pseudo-adulto, poi, hai scoperto che il Dodecaneso è in realtà composto da 163 isole e soltanto 26 di queste sono popolate. E lo hai scoperto quando hai scelto di andare in vacanza a Kos, la seconda isola, per dimensione e popolazione, di questo affascinante complesso.

Vacanze in Grecia, ma non a Santorini, non a Mykonos, neppure a Corfù. Kos. Fai una scelta apparentemente controcorrente per l’estate 2016, chiedi scusa a te stesso per l’ignoranza mostrata sino a quel momento e parti col dubbio di cosa potrai trovare in questa poco nota Isola di Coo (che sarebbe il nome italianizzato).

Nei suoi 50km di estensione, rimani colpito dalla varietà del paesaggio, dalle spiagge diverse le une dalle altre a seconda della costa, dalle montagne immense che si ergono nella parte centrale, dai villaggi rurali appena popolati. Scopri anche che è l’isola che ha dato i natali ad Ippocrate e che il famigerato Platano sotto il quale egli insegnava la medicina ai suoi allievi è ancora lì, imponente e un po’ malconcio allo stesso tempo. L’albero continua la sua vita nei pressi della piazza del capoluogo (Kos, appunto), di fronte una moschea dagli affascinanti esterni che adoreresti visitare, ma che è chiusa sia al culto, sia al pubblico. Attraversi un ponte circondato da una vegetazione rigogliosissima e ti ritrovi al Castello dei Cavalieri, un’enorme fortificazione che separa il porto del capoluogo dal mare, in cui i capitelli ellenistici e le statue romane recuperate da epoche precedenti cozzano un po’ con lo stile medievale. Sali sulle antiche mura e vedi lì la Turchia, esattamente dinanzi a te, così vicina da riuscire a scorgere perfettamente le case che compongono la città di Bodrum.

Rimani folgorato dalla vista sull’isola che puoi goderti dall’Asklepion, il santuario dedicato al dio della medicina, adesso sito archeologico su tre livelli, nel quale sono ancora perfettamente visibili, al primo livello, quello che doveva essere l’antico ospedale e, al secondo, il tempio di Apollo, padre di Asclepio.

Non smetti di ammirare il bianco delle case, il blu delle finestre, le cupole delle chiesette che si sparpagliano sul territorio, le tipiche taverne dalle sedie colorate e dai tetti di vigna. Diventi dipendente dalle olive kalamata, dall’insalata greca, dall’olio e dal vino prodotti dal contadino di fianco alla taverna; affronti con estrema disinvoltura scodelle di yogurt e miele; scopri un’adorazione per il pyta ed i pyta gyros; ma soprattutto, diventi un grande intenditore di feta, con il dubbio amletico che sia meglio consumarla al naturale, fritta o al cartoccio coi pomodori (dopo vari dibattiti, eleggi quest’ultima versione come la tua preferita).

Ogni giorno, di fronte a te, l’arancio e il rosa danno vita a tramonti mozzafiato. Ma quello visto dal villaggio di Zia, ti rimane nel cuore.

Sei ormai costituito al 90% di mare (e al 10%, probabilmente, di feta) e decidi di fare un tour in barca delle isolette vicine (spacciandoti per vegetariano per poter godere dei “dolmades”, i tipici involtini di riso con foglia di vite, durante il pranzo a bordo). Arrivi a Kalymnos, ed è subito un tripudio di colori, di spugne di mare, di pescherecci e pescatori; salpi alla volta di Pserimos, dove scopri un unico piccolo villaggio di case bianche che si affaccia su di una cala dall’acqua cristallina. E infine arrivi alla microscopica e non popolata Plati, sulla quale sorge un’unica costruzione, la chiesa dedicata a St. Nicholas. Con questa vista sullo sfondo, ti tuffi nell’acqua turchese totalmente incontaminata; ai tuoi piedi, fondali ricchi di vita.

Torni a Kos e decidi di ricomporre la tua “percentuale di terra”; affronti così il panoramico sentiero che ti porta sulla vetta più alta dell’isola, sulle rovine del Castello di Pili. Giunto lì in alto, le parole sono finite, tanto per il fiatone quanto per lo stupore. Una piccola casa, immersa nel bosco ed adibita a taverna, ti accoglie giusto alle spalle per poter farti godere di un nuovo, incredibile panorama. Occhi e cuore sono ormai pieni. Ma non potresti andar via senza immergerti, al tramonto, nelle acque termali della spiaggia di Agios Fokas.

L’isola è bella, è grande, è eterogenea. Vedi tanto, scopri molto. C’è tanto altro oltre quello che raccontiamo. Ed è per questo che ti si stringe il cuore quando poi, a luglio dell’anno successivo alla tua visita, un terremoto arriva e ne intacca inesorabilmente le bellezze.

A te, rimangono il colore del mare, il sapore del cibo, il vento sulla pelle e i ricordi di un settembre greco.

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